Ordinanza del 19/11/2014, Tribunale di Ragusa.

Con ordinanza del 19/11/2014, emessa nell’ambito di una procedura di pignoramento presso terzi per l’assegnazione delle somme dovute dall’INPS al debitore a titolo di indennità di disoccupazione agricola, il Giudice di Tribunale di Ragusa ha dichiarato l’impignorabilità dei medesimi importi, in quanto pignorabili nella misura di un un quinto della parte residua eccedente il minimo giurisprudenzialmente fissato.

Questa la conclusione cui è pervenuto il Giudice ibleo accogliendo le istanze formulate dal sottoscritto professionista, intervenuto quale difensore di parte debitrice nella procedura di cui trattasi.
La materia in esame, che riveste indubbiamente profili di carattere sociale oltre che giuridico, merita d’essere approfondita.

L’art. 128 del R.D.L. 4.10.1935 n.1827,prevede, al secondo comma, che “le pensioni, gli assegni, e le indennità” spettanti in forza dell’assicurazione generale obbligatoria “non sono cedibili, né sequestrabili, né pignorabili, eccezione fatta per le pensioni, che possono essere cedute, sequestrate e pignorate soltanto nell’interesse di stabilimenti pubblici ospedalieri o di ricoveri per il pagamento delle diarie relative, e non oltre l’importo di queste”.
L’interpretazione letterale del testo normativo porta all’univoca conclusione della natura previdenziale dell’indennità di disoccupazione, che si colloca sicuramente nell’ambito di quelle prestazioni di cui all’art. 38, comma 2, Cost. che prevede il diritto dei lavoratori ad ottenere mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Appurata la natura previdenziale dell’indennità di disoccupazione, va rilevato come la Corte costituzionale, con sentenza n. 506/2012 – richiamata, per altro, dal Giudice nell’ordinanza de qua – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale “dell’art. 128 del regio decreto-legge 4 ottobre 1935, n. 1827 (Perfezionamento e coordinamento legislativo della previdenza sociale), convertito, con modificazioni, nella legge 6 aprile 1936, n. 1155, nella parte in cui esclude la pignorabilità per ogni credito dell’intero ammontare di pensioni, assegni ed indennità erogati dall’INPS, anziché prevedere l’impignorabilità, con le eccezioni previste dalla legge per crediti qualificati, della sola parte della pensione, assegno o indennità necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita e la pignorabilità nei limiti del quinto della residua parte” (Corte Costituzionale sent. n. 506 del 4.12.2002 ).

Sorge, pertanto, il problema di determinare la parte dell’indennità necessaria a garantire all’assicurato mezzi adeguati alle esigenze di vita. Al riguardo il Giudice delle Leggi ha affermato come rientri nella discrezionalità del legislatore l’individuazione della parte di pensione assoggettata al regime di assoluta impignorabilità: “Se è vero, infatti, che più volte il legislatore ha operato interventi che sembrano presupporre una valutazione della soglia minima vitale (concettualmente non dissimile dai «mezzi adeguati alle esigenze di vita», di cui è parola nell’art. 38, secondo comma, Cost.), è anche vero che nessuna di tali valutazioni consente a questa Corte di adottarla ai fini dell’individuazione della parte assolutamente impignorabile della pensione: quelle valutazioni – come conferma la loro stessa varietà – sono ispirate dalla considerazione anche di altri valori, quali le esigenze tributarie (soglia dei redditi totalmente esenti da IRPEF) o di finanza pubblica (livello della pensione sociale; doppio di essa ai fini della corresponsione dell’aumento perequativo; “soglia di povertà” fissata, dal decreto legislativo 18 giugno 1998, n. 237, per l’accesso al cosiddetto reddito minimo di inserimento; ecc.)”.

Non essendo ancora intervenuto il legislatore per individuare l’importo di cui sopra, si deve ricorrere all’interpretazione analogica per colmare la lacuna normativa creatasi con la sentenza additiva della Corte.
Si segnala, all’uopo, una pronuncia del Tribunale di Ragusa – Sez. distaccata di Vittoria, chiamato ad esprimersi in questioni analoghe a quelle oggetto di odierno giudizio, con la quale il Giudice ibleo ha ritenuto “che possa essere utilizzato uno dei parametri indicati dalla Consulta in motivazione, in particolare quello dell’assegno sociale di cui all’art. 3, commi 6 e 7, L. 8.8.1995 n. 335, la cui ratio è proprio quella di assicurare ai cittadini ultrasessantacinquenni in disagiate condizioni economiche un reddito sufficiente per le minime esigenze di vita. Tale importo è stato fissato dall’art. 38 Legge 28.12.2001 n. 448 in misura pari ad € 516,46 al mese per tredici mensilità, per un totale di € 6.713,98 annui.” (Sentenza Tribunale di Ragusa – sezione distaccata di Vittoria n. 75 del 20.4.2004).

Orbene nel caso di specie, atteso che le somme pignorate, dovute a titolo di indennità di disoccupazione, erano pari ad € 3.731,14, importo inferiore a quello minimo come sopra determinato, il Giudice, adeguandosi all’enunciato indirizzo giurisprudenziale, ha correttamente affermato l’assoluta impignorabilità delle stesse.

Dott.  Alfredo Vinciguerra