Autore: Dott.ssa Elisabetta Castilletti – Dott. Carmelo Mirko Di Pietro

 

Sommario:

1. Introduzione;

2. Presunzioni relative insite nella norma;

3. Problematica sui prelevamenti ed importi riscossi;

4. Compensi dei professionisti e contraddittorio preventivo;

5. Sentenze della Corte Costituzionale: spunti riflessivi.

 

  1. Introduzione

Gli studi di diritto tributario, sin dalle loro origini, si caratterizzano per la centralità attribuita al tema dell’accertamento ed ai poteri istruttori ad esso correlati a favore dell’Amministrazione finanziaria.              

Le tendenze e le usuali prassi mostrano tuttavia come l’attività di accertamento esprima prima di tutto le esigenze di tempestività e certezza del gettito, di contrasto immediato all’evasione e all’elusione fiscale, a volte però a discapito delle maggiori garanzie poste a favore dei contribuenti sia dalla Carta costituzionale, prime tra tutti i principi di legalità e di capacità contributiva, sia dalle disposizioni comunitarie, soprattutto in tema di diritto di difesa.

Tra i poteri utilizzabili e maggiormente incisivi a favore del Fisco, posizione preminente riveste quello che è, oggi più che mai, lo strumento più discusso ai fini della verifica sostanziale della posizione fiscale di un soggetto: vale a dire l’accertamento finanziario.

Esso non è, in senso tecnico, un accertamento vero e proprio, bensì una particolare procedura che consente all’organo verificatore di reperire dati utili per la stesura dell’avviso di rettifica.

L’art. 32, comma 1, n. 2) del DPR n. 600/73 ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi, ed il corrispondente, almeno in parte, art. 51, comma 2, n. 2), del DPR n. 633/72 ai fini IVA, disciplinano così la possibilità, sia per l’Agenzia delle Entrate, sia per la Guardia di Finanza, di procedere ad indagini di tipo bancario e finanziario nei confronti dei contribuenti, con la possibilità, da un lato, di poter formulare apposite richieste agli intermediari finanziari (banche, poste, SIM, Sicav, SGR e società fiduciarie) ed il corrispondente onere, da parte di questi ultimi, di comunicare tempestivamente all’Anagrafe tributaria, con cadenza periodica, gli estremi identificativi di ciascun cliente, nonché la tipologia di rapporto con esso intrattenuto e il contenuto analitico dei singoli rapporti.

  1. Presunzioni relative insite nelle norme

La tematica maggiormente discussa riguarda senz’altro l’utilizzo dello strumento presuntivo a favore dell’Amministrazione finanziaria, mutuato dalle disposizioni civilistiche.

In particolare, i dati e gli elementi rinvenuti in sede di accertamento finanziario possono essere utilizzati ai fini della rettifica della base imponibile dichiarata dal contribuente se questi non dimostra, in sede di contraddittorio preventivo, che ne ha già tenuto conto per la determinazione della base imponibile stessa o, comunque, che non hanno rilevanza allo stesso fine.

Così, posta la clausola di salvezza della prova contraria a favore del contribuente, la norma istituisce una presunzione legale relativa. Una presunzione iuris tantum, secondo cui le movimentazioni bancarie e finanziarie, annotate nei rapporti, od afferenti qualsiasi altra operazione, sono da considerare espressive di componenti di reddito, o di operazioni rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto sottratte ad imposizione, salva la dimostrazione, da parte del contribuente, della loro irrilevanza o che ne ha già tenuto conto nella dichiarazione presentata.

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