Divorzio breve, il governo punta a un’accelerazione a sorpresa. Proprio quando sembrava ormai in dirittura d’arrivo la proposta di ridurre i tempi per le separazioni, il governo medita di accorciare ulteriormente i tempi inserendo le nuove norme nella riforma della giustizia.

Insomma, il divorzio breve dovrebbe figurare come emendamento al decreto sul processo civile, pubblicato in Gazzetta lo scorso 12 settembre e in attesa di passare al vaglio di Camera e Senato.

Con ogni probabilità, a incidere sulla posizione del governo è stata la”palude” denunciata da Alessandra Moretti nei giorni scorsi intervistata da lastampa.it, cioè la lentezza con cui alcuni provvedimenti vengono esaminati e passano al voto a palazzo Madama.  Il disegno di legge sul divorzio breve, infatti, si trova bloccato da mesi in Commissione Giustizi al Senato, senza aver ottenuto il via libera alla discussione in aula né una possibile calendarizzazione.

Una situazione che ha reso la maggioranza sempre più insofferente, fino alla decisione – ormai molto probabile – di inserire le nuove norme per il divorzio breve nel decreto che rivedrà la giustizia civile e andrà naturalmente convertito in legge con tempi molto più ristretti e certi.

Non si tratta – comunque – di un ambito del tutto estraneo, dal momento che nel testo sul processo civile, è inserito anche l’istituto della negoziazione assistita, che viene posta come condizione di procedibilità e ammessa anche nelle cause di separazione. Oltretutto, sempre nel medesimo testo, viene concessa la possibilità di rivolgersi all’ufficiale di stato civile per chiudere la pratica della separazione, se in presenza di figli maggiorenni e consensuale.

Cosa prevede il divorzio breve

La norma bloccata in commissione Giustizia al Senato, dopo l’approvazione trionfale ottenuta alla Camera, prevede che in caso di contenzioso gli effetti del matrimonio potranno cessare dopo 12 mesi e, in caso di accordo tra i coniugi, dopo solo un semestre. Ininfluente, in questo caso, la presenza o meno di figli.

Oltretutto, il ddl in discussione al Senato prevede che l’accordo sulla comunione dei beni decada nel momento esatto in cui il giudice dà l’assenso alla convivenza separata tra i coniugi, o, in ultima analisi, quando viene stabilito l’ok in maniera consensuale.

 

da www.leggioggi.it